Se Marchionne non è Arnault, va da sé che Gli Altri non è Libération

Questa settimana ha fatto il giro del mondo la copertina con cui Libération “invitava” Bernard Arnault, l’imprenditore del lusso che avrebbe dichiarato di voler chiedere la cittadidanza belga per sfuggire alla nuova imposta sui grandi patrimoni voluta dal neo presidente francese Francois Holland, a “fare un passo indietro” — fuor di eufemismo: “levati dai piedi, ricco coglione” (“casse-toi riche con!”) era il titolo esatto.

In realtà la copertina, oltre che accusare pesantemente e pubblicamente Arnault, giocava su un piccolo episodio precedente che pochi in Italia — soprattutto tra coloro che ancora non hanno finito di spellarsi le mani per la trovata di Libération — sembrano ricordare. E cioè quanto successo nell’ultima campagna elettorale francese quando, contestato durante un comizio, Nicolas Sarkozy si rivolse al suo contestatore con un, in verità poco francese, “vattene povero coglione”. Polemiche allora come polemiche ora. Il punto, evidentemente, non è questo.

Il punto, a mio avviso, era il precedente francese che ha permesso a Libération di rendere quella sua prima pagina così giornalisticamente efficace. Una specie di vendetta consumata dal giornale della gauche francese alla (ex) droite sarkozina (Arnault è molto amico dell’ex presidente francese), con una freddezza, un calcolo e un cinismo giornalisticamente (ancora una volta) invidiabili.

Tanto invidiabili che anche in Italia c’è stato un giornale che ha addrizzato le antenne e pensato bene di salire sul carro della copertina che intima a qualcun altro di levarsi dai coglioni, provando magari a ripetere (o riciclare?) il colpetto giornalistico di Libé: sto parlando del settimanale Gli Altri diretto da Piero Sansonetti. Ed è stato proprio il direttore, oggi pomeriggio tramite Twitter, a presentare in anteprima la copertina del numero in edicola domani:

La prima pagina straordinaria de @gli_Altri su #Marchionne. VATTENE VIA RICCO COGLIONE

Io ho moltissima stima di Piero Sansonetti, nonostante si trovi su lidi diametralmente opposti a quelli che di solito bazzico io. Nonostante ciò apprezzo molto il suo coraggio, il suo gusto per la libertà e la polemica, e la sua voglia di rompere sempre gli schemi imposti — cosa che in passato gli costò anche qualche accusa proveniente proprio dalla sua casa politica, tipo quella di intesa col nemico. Nonostante questo, davvero non capisco cosa ci sia di “straordinario” in quella pagina: glielo faccio notare con un tweet un po’ acidello:

@PieroSansonetti una battuta di Sarko, ripresa da Libé e riciclata anche da voi. #lafantasia

L’accento della mia osservazione sta, come spiegato fin qui, tutto nell’efficacia giornalistica del titolo: più che una trovata sensazionale, il vostro è un riciclo. Non sono voluto quindi entrare nel merito politico. Al mio — ed, evidentemente, anche a quelli di altri — tweet, Sansonetti ribadisce la sua posizione, sempre cinguettando:

Naturalmente è un tributo a libé

Con questo tweet mi sembra che l’analisi fin qui fatta si confermi da sola. Ma quale tributo? In Italia nessuno ha compreso il senso sottinteso del titolo di Libération,perché nessuno ricordava il precedente con Sarkozy. Quindi non ha senso tributare quella trovata giornalistica, se non per fare un tributo un po’ generico a Libération — ma in questo caso Sansonetti si metta in coda: c’è già Telese che si è fatto fare la testata del suo nuovo Pubblico praticamente identica. Che a Sansonetti, ai suoi vice e ai suoi lettori piaccia Libération è chiaro — evidentissimo — fin dai tempi in cui dirigeva Liberazione, prima di essere cacciato dall’editore (il Partito della Rifondazione Comunista, segretario Ferrero) proprio per il tipo di giornalismo sfrontato e godibilissimo che faceva: ricordo ancora l’inserto con la celebrazione della fellatio — o era del sesso anale? In ogni caso, un’uscita sublime, mentre i compagni ancora s’arrovellavano il cervello con la questione “il pompino è di destra, la scopata di sinistra?”.

Nel caso della copertina de Gli Altri di domani, secondo me, non si voleva fare un tributo. Si voleva piuttosto gridare in faccia a Sergio Marchionne e approfittarne per dire ad un avversario politico di andare fuori dai coglioni. E’ però mancato il coraggio di farlo in proprio, e ci si è difesi dietro una pagina sgualcita di un quotidiano francese (che, notizia di oggi, pare abbia pagato caro lo scherzetto ad Arnault: ritiro di svariate migliaia di euro di pubblicità di marchi facenti capo al suo, o a quello di suoi amici. Non so chi siano gli inserzionisti del settimanale di Sansonetti, sicuramente non c’è la Fiat, però gli auguro lo stesso tutto il bene del mondo).

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