Su gioca un po’ con Crystal Ball

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Tra i tanti segni dei tempi che cambiano, e delle generazioni che si rinnovano, c’è quello della decadenza dei giocattoli storici.

Per quelli della mia età uno dei prodotti più ambiti era il Crystal Ball, palloncino fai-da-te che ottenevi soffiando in una cannuccia sopra la quale era stato messo un po’ di materiale plastico dalla provata non tossicità («garantito atossico») ma dal puzzo inconfondibile. Ne compravamo a chili, noi bambini negli anni Ottanta, e ci divertivamo un mondo — anche a scambiarci tutte le malattie infettive passandoci la cannuccia tra vicini di pianerottolo, per la gioia delle mamme (probabilmente era il prezzo che dovevano pagare perché noi giocassimo con qualcosa che «non rompe niente e poi non macchia»).

Scopro ora due cose. Primo, che il Crystal Ball è un’invenzione datata: creata dal chimico Claudio Pasini già nel 1947, la sua produzione di massa coincise col successo commerciale una ventina d’anni più tardi (e quindi il suo ricordo coinvolge anche un paio di generazioni di ragazzi precedenti alla mia). La seconda, che l’azienda che lo produce sta ad un paio di chilometri da casa mia, a Burago Molgora. E io che ho sempre pensato fosse il frutto di chissà quale azienda chimica straniera.

Ci sarebbe anche una terza cosa, meno legata ai ricordi. Il Sole 24 Ore dice che l’azienda è in forte crisi (ecco il segno dei tempi che cambiano) e che è stato avviato una specie di crowdfunding — sulla piattaforma italiana Eppela — per cercare di cambiare la situazione.

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