L’elogio dell’astuccio.

Capita che vada a fare la spesa al supermercato il sabato mattina, o che passi davanti ad una cartoleria in pausa pranzo. In entrambi i casi, vengo attratto dal reparto — o dalla vetrina — con in mostra la cancelleria. Tra fine agosto e inizio di settembre, si sa, è tempo di acquisti scolastici per bambini e ragazzi.

A me quella parte della vita di studente è sempre piaciuta. Nuovi quaderni, nuove matite, nuove penne, nuovi evidenziatori — gli studenti delle superiori e quelli universitari sono i maggiori azionisti delle case che producono evidenziatori: c’è un abuso di sottolineature, in quegli anni, che prima o poi qualche psicologo dovrà indagare sul serio.
Una nuova penna rappresenta, in qualche modo, un nuovo inizio. E porta con sé tutti i buoi propositi di cui, fin da bambini, ci armiamo quando finiscono le vacanze. Se n’è accorto anche il Guardian, che oggi elogia l’astuccio come metafora di una vita meglio organizzata:

A pencil case holds the promise of a new and better-organised life. To hold it is to have faith that starting this term, everything will be different. Our minds will be sharp as a fresh pencil, our thoughts as straight as rulers, and our resolutions firm as the strokes of an unblemished rubber when it erases even the faintest memory of a wrongly drawn line.

(foto via Flickr)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *