Pubblicità intelligenti.

Pubblicità intelligenti che, per la loro bellezza, ti fanno dimenticare di tutto*

* Nell’ordine, di: negozi (?) affollati, con percorso (semi)obbligatorio che affinano l’aguzzo di chi invece ha fretta e cerca la via più veloce (che non necessariamente corrisponde al «passaggio breve»); gran quantità di oggettistica rubricabile alla voce «inutile» ma che, nel momento in cui la trovi posizionata nei punti strategici (per chi cerca di venderla), ti sembra quanto di più necessario esista al mondo; caffé organico in comode buste salva-freschezza da utilizzare nelle macchinette a filtro (altresì dette: per il caffé americano), che poi la mattina con gli occhi stropicciati ti chiedi se stai seriamente bevendo il caffé di un mobiliere, seppur in senso lato; ormai mitologica fase di depressione conseguente all’aver realizzato che no, sebbene sia solo una mensola, tu non riesci a montarla e loro non hanno fatto il filetto a tutti i buchi, o non hanno considerato che una vite, lì dentro e senza l’aiuto di un trapanino che ti allarghi il buco, tu non la infilerai mai; Kannelbullar surgelati, che ben si accompagnano al caffé di cui sopra, che compri soprattutto perché ti ricordano di quella volta a Stoccolma e che maledici dopo un paio d’ore che sono ancora lì, né su né giù come l’uovo sodo del quasi omonimo film.

(Che poi ieri anche io, come milioni di persone in tutto il mondo con un tempismo che le poste italiane dovrebbero vergognarsi, ho trovato nella buca delle lettere il nuovo catalogo Ikea e non vedo l’ora di leggerlo. D’altronde, ho una casa nuova da finire di arredare).

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