La scomparsa dei cartoni animati del sabato mattina

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Per quelli della mia generazione, i cartoni animati del sabato mattina rappresentavano un must. Ci si alzava presto per mettersi davanti alla televisione (per la gioia dei genitori, delle mamme soprattutto) e fare una scorpacciata di cartoni animati che altrimenti non avremmo potuto vedere durante la settimana (se non quando si stava a casa da scuola ammalati: ma è un altro discorso ancora). Da qualche anno, però, i grandi network televisivi generalisti hanno ridotto di molto la programmazione dei cartoni animati durante il weekend. Il primo a lamentarne la quasi del tutto scomparsa (almeno negli Stati Uniti) è stato Peter Sciretta sul portale Slashfilm:

Sento di essere invecchiato perché mi viene la tentazione di ricordare le storie “del tempo che fu” e “di quando ero ragazzo io”, ma il tempo passa e le cose cambiano con ogni generazione. Da piccolo aspettavo con impazienza il sabato mattina per via del blocco di cartoni animati che venivano trasmessi. Dalle 8 a mezzogiorno, molti network televisivi erano pieni delle ultime, o delle più famose, serie di cartoni animati, piazzate in mezzo a spot pubblicitari dei migliori giocattoli del tempo. (Alcune di queste serie erano, in effetti, anche pubblicità di giocattoli.) Nel corso degli anni, i cartoni animati hanno iniziato a scomparire dal sabato mattina. Perché? I colpevoli sono la combinazione dei canali via cavo, che permettevano l’accesso ai cartoni animati 24 ore su 24, e un decreto sulle telecomunicazioni del 1996.

Il decreto citato da Sciretta prevedeva infatti che i network e le stazioni televisive trasmettessero almeno 3 ore alla settimana di programmazione cosiddetta «educativa». Per evitare che queste trasmissioni interrompessero la programmazione dei canali affiliati al network, furono mandate in onda per lo più il sabato mattina.

Anche Jason Bailey su Flavorwire individua in quelle appena spiegate le cause principali della scomparsa di cartoni animati il sabato mattina. Ma, soprattutto, sono scomparsi per via

dell’aumento dell’accessibilità. Nei gloriosi giorni dei cartoni animati del sabato mattina — da metà anni Sessanta fino ai primi anni Ottanta — questi rappresentavano realmente una novità. Se volevi vedere i cartoni, non avevi molte opzioni oltre alzarti presto il sabato, metterti davanti al televisiore e guardarli. Negli anni Ottanta le cose hanno iniziato a cambiare: potevi usare il videoregistratore per guardare cartoni e film comprati, affittati o registrati precedentemente, e così gli esperti programmatori televisivi iniziarono a mandare in onda cartoni animati (spesso di scarso valore come G.I. Joe, He-Man e i Masters o i Trasformers, che per la metà rappresentavano pubblicità delle relative linee di giocattoli) nella fascia pomeridiana del dopo-scuola.

Poi arrivò la televisione via cavo, con i canali tematici che resero agee i cartoni del sabato mattina. Pur preferendo la tecnologia di oggi — continua Bailey — con Netflix e l’affitto di film su iTunes,

c’è sempre una parte di me che muore quando scopre che i cartoni animati del sabato mattina sono finiti per sempre — ho sempre pensato che stessero lì, indipendentemente dal fatto che li guardassi o meno. Quella combinazione di parole, «cartoni animati del sabato mattina», rimarrà sempre associata alla magia, al ricordo delle prime ore del weekend, della tazza di cereali, del mucchio di giocattoli e di quell’episodio di Scooby-Doo che mi sembrava avere già visto (le puntata erano tutte piuttosto identiche). Mia figlia non avrà mai tutto questo per davvero. Ma temo che finirò per passare un certo numero di sabati mattina nel tentativo di ricreare quell’atmosfera per lei.