Le virtù dell’essere poliglotti

multilingualism

Per tenere la mente allenata e migliorarne le prestazioni, pare sia consigliato conoscere e parlare più di una lingua:

Il multilinguismo ha tutta una serie di incredibili effetti collaterali: chi parla più lingue tende ad avere risultati migliori nei test standardizzati, soprattutto in matimatica, lettura e vocabolario; ricorda meglio elenchi o sequenze, probabilmente perché ha imparato più regole grammaticali e parole; è più ricettivo nel suo ambiente e mette meglio a fuoco le informazioni importanti tralasciando quelle fuorvianti (del resto non è una sorpresa sapere che Sherlock Holmes e Hercule Poirot sono esperti poliglotti). Per non dire del piacere culturale nel leggere l’Odissea in greco antico o Alla ricerca del tempo perduto di Proust in francese.

Le “trappole cognitive”, o anche i semplici errori di ortografia e comprensione che il nostro cervello tende a fare quando prende scorciatoie linguistiche, sono meno frequenti in chi parla più lingue. I poliglotti sono inoltre più bravi nel prendere le decisioni. Secondo un nuovo studio, sono più resistenti alle tecniche di inquadramento o condizionamento, il che li rende meno propensi ad essere influenzati dai linguaggi ingannevoli delle pubblicità o delle campagne politiche. Coloro che parlano più lingue sono anche spenditori più consapevoli, riuscendo a distinguere meglio tra il denaro “ipotetico” e quello “reale” (la differenza tra il denaro sulla carta di credito e quello in moneta sonante) rispetto ai mono-lingua.

Un’ipotesi sul perché avvenga questo potrebbe essere la maggiore distanza psicologica che c’è quando si parla una lingua che non è la propria. Nello studio sulla spesa, ad esempio, i ricercatori hanno scoperto che i soggetti avevano reazioni meno emotive alle cose ascoltate nella loro seconda (o terza, o quarta) lingua, permettendo così di prendere una decisione più assennata.

Più di recente e forse ancora più importante, è stato scoperto che le persone che imparano una seconda lingua anche in età adulta hanno più possibilità di evitare il declino cognitivo in età avanzata. Pare che i bilingui vengano colpiti da demenza senile o morbo di Alzheimer all’incirca quattro anni e mezzo più tardi rispetto a chi parla una sola lingua.