Last call for fun

weird_al

Dan Fox su Frieze (no. 116, Oct 2014, pp. 49-50) se la prende con la completa assenza di umorismo nella musica pop odierna:

La musica pop oggi è una vasta parrocchia, ma a nessuno verrebbe mai in mente di sostenere che non sia divertente — divertente da ballare o da fischiare mentre si lavano i piatti. Ma essere fun non è lo stesso che essere funny: Beyoncé, Nicki Minaj e Lady Gaga, per esempio, non fanno ridere. E se la tristezza sembra essere scesa su alcuni territori del pop più mainstream — cantanti come Lana Del Rey o Lorde proiettano un fatalismo precocemente scuro degno di una tragedia adolescenziale come lo Shangri-Las degli anni Sessanta — la musica rock sembra aver bypassato completamente l’umorismo. Grandi hit-maker come gli Arcade Fire, i Beirut, i Coldplay, Grizzly Bear, i Killers, i Muse e i National vanno tutti nella direzione di creare inni seriosi, costruiti secondo la stantia formula melodrammatica di: strofe tranquille cantate con voce gracchiante e addolorata che irrompono in ritornelli potenti con chitarre propulsive, batteria galoppante e un sacco di banale ed esagerato senso di trionfo-sulle-avversità, che sembra fatto su misura per la pubblicità di un’automobile. In altri contesti, voci poderosamente atmosferiche e del tipo toccami-e-mi-sbriciolo sono all’ordine del giorno. Gli XX hanno trovato grande successo nella sovrapposizione di sussurri espressivamente rauchi, elettronica rada e chitarre funebri. Bello e noioso allo stesso tempo, questo fragile borbottare lo si ritrova anche in James Blake, nei Beach House, in Cat Power, nei Local Natives, nei Wild Beasts e in decine di altri gruppi. Non porta sorrisi e sembra non ammettere in alcun modo che, anche nelle peggiori circostanze, ci sia ancora qualcosa da ridere — sebbene in maniera torva.

Laddove nel passato, cita Fox, ci sono stati esempi di umorismo applicato alla popular music pregevoli — dai Beatles di Being for the benefit of Mr Kite! e Piggies, al Frank Zappa che se la prendeva con la piega commerciale che aveva preso il movimento hippy alla fine degli anni Sessanta, passando per la Bonzo Dog Doo-Dah Band di The intro and the outro, i collage musicali dei Residents e l’immaginario di gruppi come i Cramps o i B52’s —, oggi ci rimane solo il caso del disco di Weird Al Mandatory fun, che con le sue parodie di Iggy Azalea e Pharrell ha raggiunto il primo posto nelle classifiche statunitensi questa estate. Il che è un peccato perché, conclude Fox

Se la musica pop non può più essere il veicolo per i cambiamenti sociali che era una volta, con il mondo incasinato di oggi abbiamo bisogno di ridere come non mai e non ci bastano le canzoni di Weird Al (…) Oggi, crooneggiare con voce sciocca o far sembrare il suono della vostra chitarra la scoreggia di un elefante sott’acqua potrebbe essere la cosa più radicalmente seria che un musicista può fare.

(foto Jeff S)