Ho un sogno, tipo.

sortof

Steven Kurutz sul New York Times indaga sull’abuso nella lingua inglese, e in quella statunitense in particolar modo, delle espressioni «sort of» e «kind of» — comprese le versioni più gergali «sorta» e «kinda» — che hanno un perfetto equivalente in italiano in «una specie di» e «una sorta di»:

«Una specie di» e «una sorta di» sono espressioni in voga da svariate decadi. Se digitate «sort of» dentro Goggle Ngram, un database composto da milioni di libri digitalizzati, troverete un loro utilizzo ininterrotto attraverso tutti gli anni Ottanta e Novanta, con un leggero balzo in avanti a partire dal Duemila. E questo solo nella lingua scritta, non nel parlato informale. Per avere una prova non scientifica, ascoltate la National Public Radio per qualche ora.

Gabriel Doyle, che ha un dottorato in linguistica e cura il blog Motivated Grammar, mi ha detto che «sort of» può essere visto come uno «strumento di de-precisione»: «È come se chi parla stesse dicendo: “Non pensare a ciò che stai sentendo come a qualcosa di estremamente accurato”».

In altre parole, le persone usano «sort of» nei loro discorsi perché sono insicure. Il nostro linguaggio riflette la vita moderna.

Conclude Kurutz che a volte gli capita di riflettere molto su questa deriva che il linguaggio moderno ha preso. Si chiede come questa incertezza nell’esprimere opinioni, incertezza come abbiamo visto coadiuvata dall’espansione di espressioni come «una specie di», possa essere paragonata a celebri dichiarazioni del passato:

A volte penso ad epiche ed esplicite dichiarazioni, e mi chiedo come possano essere rese nel parlato evasivo di oggi. «Era una specie di tempo migliore, e una specie di tempo peggiore» [incipit de Le due città di Charles Dickens]. «Venni, vidi, e vinsi — più o meno» [il celebre Veni, vidi, vici di Giulio Cesare]. «Ho un sogno, tipo» [Martin Luther King].

Suonano un po’ infiacchite e remissive? Certamente.

(foto: Theyuniversity)