Il telefono cellulare

foto via Flickr
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Andrew Martin festeggia a modo suo sul Guardian il trentennale del primo telefono cellulare apparso in Gran Bretagna, definendo il suo utilizzo un paradosso:

Qualunque valutazione dell’impatto del telefono cellulare sulla nostra vita sarebbe piena di paradossi. I cellulari rappresentano la libertà — a meno che il governo, o un giornalista di un tabloid, stiano curiosando tra le nostre telefonate. I cellulari sono una funzione dell’individualismo; ma come è possibile ciò, se tutti li usiamo per tutto il tempo? Si dice che con un telefono cellulare nessuno ti potrà mai dare buca ad un appuntamento. O sarebbe più vicino alla realtà dire che vieni doppiamente snobbato, perché la persona che dovevi incontrare non solo non si è presentata, ma ha anche spento il suo telefono?

Tutti usiamo il telefono, anche se non riusciamo mai a capire la loro utilità, fino a quando si rompono:

Non riesco a tenere a mente l’utilità di un cellulare mentre lo sto usando — questo anche se mi è capitato di scrivere racconti storici dove descrivevo la scomodità di inviare messaggi nell’Inghilterra edoardiana: in bicicletta fino all’ufficio postale, bucare una gomma per strada, fare la coda per avere il modulo dei telegrammi, scrivere il telegramma, chiedere il costo della spedizione, realizzare di non avere abbastanza soldi, andare alla banca sull’altro lato della strada e fare la coda anche lì, ritornare all’ufficio postale e vedere che era chiuso per pranzo.
Piuttosto, mi arrabbio quando i cellulari non funzionano. Attualmente, per esempio, mio figlio più giovane ha lo smartphone rotto: può chiamarti ma tu non puoi chiamarlo; o, almeno, tu puoi chiamarlo, ma lui non ti sente. Anziché aggiustarlo, mio figlio si è inventato una frase pre-registrata per quando qualcuno lo chiama: «Grazie per avermi chiamato. Probabilmente dovremmo avere una conversazione, ma non riesco a sentirti, perciò per favore mandami un sms».