Addio alla macchina?

Leo Mirani su Quartz spiega i motivi per cui negli Stati Uniti la macchina non è più né quello status symbol né quell’oggetto del desiderio che era prima:

La maggior parte della popolazione mondiale oggi vive nelle citta. E i giovani preferiscono rimanerci, diversamente dai loro genitori che si spostavano nei sobborghi quando le loro famiglie si allargavano. Quasi due terzi dei cosiddetti «millenial» americani, o delle persone nate dopo il 1984, oggi vive in città e circa il 40% non vuole spostarsi da lì. Per loro «le macchine non sono più importanti come status symbol, e fare la patente non è più visto come un rito di passaggio», scrive Katherine Davidson, analista della Schroders.
Guidare nei centri urbani è meno piacevole e più costoso, per via delle tasse messe per combattere il traffico, dei semafori e del costo dei parcheggi. E la diffusione degli smartphone — con app che permettono ai residenti di accedere in tempo reale alle informazioni sui trasporti pubblici e ai servizi di taxi privati come Uber — danno l’impressione agli abitanti delle città che possedere una macchina è una spesa non necessaria.

Le nuove tecnologie, aggiunge Mirani, giocano la loro parte anche in altri modi:

Permettendo alle persone di stare in costante contatto, gli smartphone hanno ridotto il numero di spostamenti. La ricercatrice della Microsoft Danah Boyd ha parlato di questo fenomeno nel suo libro uscito lo scorso anno It’s complicated, che analizzava l’uso degli strumenti di comunicazione nei teenager. Dove scrive che «Facebook, i messaggini, Twitter e gli altri social media rappresentano per i teenager di oggi quello che i drive in o i centri commerciali erano per i loro coetanei degli anni Cinquanta o Ottanta» [p. 20].
Anche l’e-commerce ha effetti nocivi sul possesso di una macchina. Se il tuo supermercato ti consegna a casa la spesa ogni fine settimana, i viaggi all’ipermercato fuori città diventano improvvisamente inutili. Lo stesso vale per gli articoli ingombranti acquistati su Amazon.