Nutella, Nutellae.

È morto ieri a Montecarlo Michele Ferrero, l’industriale che è rimasto alla guida dell’omonimo gruppo dolciario fino al 1997 e che nel 1954 aveva inventato la Nutella, tra i marchi italiani più famosi nel mondo. Caparbio e visionario, non aveva mai ceduto alle sirene della finanza e si è sempre rifiutato di quotare la sua azienda, una multinazionale, in Borsa.

Scrive Stefano Bartezzaghi su Repubblica [15.02.2015, p. 21], a proposito della Nutella e degli altri prodotti della Ferrero:

Il prodotto principale della ditta retta da Michele Ferrero già nel nome ha indovinato la perfezione dell’ibrido, l’italianità che ingentilisce l’anglofonia, il diminutivo –ella che dà calore al monosillabo nut (il quale sta per la nostra nocciola). In quanto alla cosa, poi, la disponibilità a vaschette o molto meglio a barattoli di qualcosa che è crema ed è cioccolato può far sentire ogni goloso che si affacci ai bordi della confezione come Paperon de’ Paperoni sul trampolino da cui poi si tufferà nella piscina di dobloni. La Nutella! Consolazione, festa, delizia, peccato, godimento di lingua e palato, baffo all’angolo della guancia. E poi i cioccolatini dell’ambasciatore, gli ovetti con le sorprese da montare, i Mon Cherì e i Pocket Coffee, i Tic Tac e l’Estathè… Voluttà discrete, minime libidini dove la discrezione, la compostezza e il piemontesissimo «non esageriamo» sono altrettanti pertugi che aprono la via all’universo della più sconcertante, ma ordinaria, perversione.