Propagande elettorali.

Bersani_Manifesto

Propaganda elettorale n. 1. Giravo oggi pomeriggio per Milano. Nei sotterranei della metropolitana è tutto un tappezzare dei manifesti elettorali del Partito Democratico. Sui quali troneggia il faccione rassicurante di PierLuigi Bersani che si tocca il mento e la scritta: “L’Italia giusta”. Ora, non è che qui si voglia scrivere “W la rogna” e si sputi in faccia a chi si presenta con la faccia pulita. Però poi non si dia sempre e solo la colpa al solito Cavaliere se lo scontro si sta polarizzando come al solito tra i comunisti e i moderati (o gli evasori, a seconda di chi li indica). Non è il Cavaliere — non solo, almeno — a dire che chi non lo vota è un coglione, questa volta; sono loro, gli altri, quelli che ritengono di essere gli unici a stare dalla parte giusta dell’Italia e dare così per scontato che chiunque non stia con loro appartenga automaticamente alla parte sbagliata dell’Italia. E’ un vecchio vizio, quello di ritenersi i migliori. Anche se spesso il campo di eccellenza è quello del bacchettonismo, dell’ipocrisia un po’ pelosetta e del moralismo.

ambrosoli_manifesto

Propaganda elettorale n. 2. Giravo oggi pomeriggio per Milano. Nei sotterranei della metropolitana è tutto un tappezzare dei manifesti elettorali della lista dell’Avv. Ambrosoli, candidato del centrosinistra al Pirellone. Sui quali troneggia il suo faccione rassicurante, manco a dirlo con la mano che si tocca il mento. La posa è sempre quella. Il simbolo rappresentato contiene tre parole; se su due (lavoro ed Europa) c’è poco da dire, sulla prima ad apparire partendo dall’alto (ché anche l’ordine ha una sua importanza) si potrebbero fare due cose: stendere un velo pietoso o iniziare un trattato di snobismo. “Moralità”, quella è la parola. Ora, non è che qui si voglia scrivere “W la rogna” e si sputi in faccia a chi si presenta con la faccia pulita. E però non è nemmeno possibile che il primo che sia appena appena pulito inizi a menarla con la morale. Basta, non se ne può davvero più di gente che scambia il suo ombelico per il centro del mondo e — barbetta incolta, colletto inamidato e mano sul mento — vuole catechizzare, pardon: moralizzare, chiunque non la pensi come loro. Capisco che a sinistra la questione della moralità sia, da Berlinguer in poi, un fardello del quale è difficile liberarsi. Capisco anche l’aria di superiorità, i salotti buoni, la borghesia fantastica e le sciure milanesi, ma qui si rischia di morire se non proprio di mancanza di contenuti, di rottura di coglioni.

Poi dice Berlusconi.