Il brunch? È per cazzoni (continua)

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Bee Wilson su New Republic risponde a David Shaftel, che sul New York Times aveva scritto che il brunch è roba da cazzoni:

Secondo me il problema del brunch non sono i cazzoni che lo fanno, ma il modo con cui ha rimpiazzato le regole del mangiare nei giorni lavorativi con altre regole ancora più costrittive per il sabato e la domenica. Il brunch — come molte altri aspetti del mondo moderno — è una versione del divertimento e della libertà i cui parametri sono stati dettati a priori. È conformismo mascherato da individualismo. Chi ha deciso che l’unico modo per rilassarsi il mezzogiorno del sabato è un piatto di uova ricoperto di salsa olandese accompagnato da un calice di succo di frutta mescolato a del prosecco?

La stessa parola «brunch» offre molti indizi dei suoi svantaggi. Come il cronut o lo spork, il brunch è un ibrido meno soddisfacente rispetto alle due singole cose che lo compongono. Due-pasti-in-uno suona bene, prima di comprendere che in realtà significa saltare uno dei pasti abituali, in particolare la prima colazione. Quando il concetto di fare il brunch è stato istituito alla fine del XIX secolo, sembrava certamente una proposta interessante per chi aveva festeggiato tutta la notte e si era svegliato tardi. Era un pasto sostanzioso che i tipi danarosi potevano mangiare — accompagnato a un Bloody Mary o ad uno Screwdriver — se si erano svegliati troppo tardi per la colazione. Gli studenti di Oxford dicevano che se quel momento era troppo vicino all’ora di pranzo, il pasto si doveva chiamare «blunch».

Ma per quelli il cui orologio biologico — o i bambini, o l’insonnia, o il regime di esercizi fisici, o il lavoro — li costringe ad alzarsi alle 6 del mattino, a prescindere dal giorno, ritardare il primo pasto della giornata fino all’ora del brunch è una privazione più che un bonus. Il brunch richiede di rinunciare ad uno dei pasti assegnati come se questo fosse un trattamento speciale. Ma ora che le uova saranno pronte, chiunque avrà già bevuto troppo vino frizzante a stomaco vuoto. Una delle ragioni per cui i menù dei brunch sembrano così appetitosi è perché vengono letti quando siamo affamati. Il brunch mi piace solo se prima ho fatto colazione o mangiato delle uova abbastanza presto da poter fare, poi, un pranzo leggero.

(foto: Joe Hsu, Flickr)

Il brunch? È per cazzoni.

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Il brunch, ovvero quel pasto genericamente descritto come una combinazione tra la colazione (breakfast) e il pranzo (lunch) che fanno gli americani la domenica mattina, è un’abitudine che ha iniziato a prendere piede un po’ in tutto il mondo. E sembra quasi che, più si vive in quei paesi che culturalmente hanno sempre puntato su una netta distinzione tra i pasti e sulla scadenza temporale degli stessi (come in Italia), più questa abitudine del tutto estranea a quella cultura si fa strada. Qui da noi, il brunch è qualcosa che ad un certo punto tutti si sentono in dovere di fare. Fa nulla se, ad esempio, il brunch in certi locali fighetti milanesi è ormai qualcosa di più simile ad un pranzo che ad un pranzo-con-colazione — almeno per quanto riguarda l’orario: si prenota il brunch per le 13, cioè ad un’ora in cui siamo solitamente svegli da almeno 4 ore, ed è piuttosto improbabile che lo siamo a digiuno.

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