Una questione di cultura.

Il fatto che in Italia abbiamo un capitalismo e una classe imprenditoriale un po’ stracciona, per usare un’espressione un po’ forte che non sono di certo io il primo ad impiegare, non giustifica affatto la chiusura corporativa di certi settori. Ultimo esempio di questa chiusura, in ordine di tempo, è la polemica che da un paio di giorni sta montando circa il futuro di NTV, e cioè la società del treno Italo, primo operatore italiano a fare concorrenza alle Ferrovie dello stato nelle tratte ad alta velocità. Polemica che è culminata oggi, con l’acquisto da parte di NTV di un pagina pubblicitaria su Repubblica e Corriere della Sera, nella quale vengono elencati i motivi per cui la concorrenza nel settore ferroviario ha fatto bene a tutti, ma soprattutto a chi utilizza i treni.

Complice un articolo di Alberto Statera su Repubblica, sono girate parecchie voci sull’opportunità di NTV di comprare quella paginata. In fondo, è il discorso generale, non è che gli imprenditori dietro la società si possano definire imprenditori nel senso che, solitamente, viene dato all’estero della parola «imprenditore». Diciamo piuttosto — proseguiva la vulgata — che si possono definire imprenditori secondo il senso che in Italia, purtroppo e troppo spesso, si dà alla parola. Insomma, dietro la società ci sono o ci sono stati personaggi che in passato qualche buco l’hanno creato.

Come se questo mettesse in secondo piano la cosa a mio avviso più importante. E cioè la completa mancanza di una cultura che vada realmente nel senso delle liberalizzazioni. Una cultura che dovrebbe prima di tutto dire che sì, Italo ha migliorato di molto l’esperienza di viaggiare con l’alta velocità; l’ha aumentata per i suoi clienti, ma anche per quelli delle Ferrovie, che non sono state lì a guardare ma si sono piuttosto rimboccate le maniche per fornire un servizio all’altezza di quello del concorrente. E che, nonostante tutto, NTV subisce una oggettiva concorrenza sleale, nella quale lo stato italiano continua a farla da padrone concedendo all’ex monopolista tariffe agevolate su molte cose, per esempio l’energia, mentre il gestore privato è costretto a pagare allo stesso ex monopolista una quantità spropositata di denaro come affitto della rete ferroviaria. O perché ha dovuto subire torti incresciosi, come quello della recinzione di una stazione per rendere difficile l’accesso al treno concorrente per i passeggeri.