Segnalazione.

hendrix_droga

C’è un tumblr dove sono raccolti ritagli dalla stampa italiana di altri tempi. Si chiama The Italian Game ed è curato da Ivan Carozzi.

I ritagli sono presi, come specifica il titolare in home page, per lo più dagli archivi storici de La Stampa e l’Unità. Non sembra essere una scelta di genere, quanto più una necessità: sono infatti gli unici due quotidiani a fornire un archivio visuale oltre che testuale. E sono riferiti ai quindici anni che vanno tra il 1970 e il 1985, mostrando:

una parte di ciò che si muoveva nel paese in quel tempo: terrorismo, violenza politica, droga, trame occulte, delitti passionali e delinquenza comune. In una prospettiva retromaniaca.

Il bello di The Italian Game è che ci restituisce l’Italia di quegli anni come un posto un po’ provinciale; non dico che non lo fosse — ma nemmeno che lo fosse, probabilmente. Dico solo che il lavoro di selezione e pubblicazione di immagini che svolge Ivan mira (non saprei dire quanto inconsciamente) anche a quell’obiettivo. Così ti ritrovi immerso in storie di droga, omicidi, pestaggi; ma anche: pubblicità di libri, locandine di film hard, spot di trasmissioni televisive o di partiti politici ormai mitologici (come questa del Partito Liberale Italiano, la mia preferita). Anche l’immagine in questo post è presa da The Italian Game: un articolo uscito l’indomani della morte di Jimi Hendrix. Al netto del titolo, probabilmente leggeremmo gli stessi toni anche il giorno dopo la morte di una rockstar di oggi (la grafica sembra essere quella della Stampa, ma davvero non importa).

Il sito è online da settembre 2012, tutt’ora attivo sebbene non aggiornato con continuità (risultano dei buchi in alcuni mesi). Merita molto.

Tenere insieme i mezzi.

Non è solo un aggiornamento di tecnologie questa nostra quinta sede, ma un tentativo di rispondere alle sfide dell’informazione e di un mondo che cambia a una velocità sconosciuta. La necessità è quella di tenere insieme tutti i mezzi su cui divulgare il nostro giornalismo, per raggiungere ognuno dei nostri lettori, quelli che devono inforcare gli occhiali e accendere la luce per leggere la carta, quelli che al buio scrutano uno schermo, quelli che ci seguono su un telefonino mentre camminano e quelli che hanno imparato ad amare La Stampa in luoghi dove fisicamente non eravamo mai arrivati.

Mario Calabresi, La Stampa, 09.09.2012 p.1