The superstar you’ve never heard of

mingering-mike1Immaginate di trovare ad un mercato delle pulci l’intera collezione di vinili di un artista del quale ignorate completamente l’esistenza — e sono 38 album, difficile che passino inosservati. Immaginate anche che questo artista suoni — sembri suonare — la vostra musica preferita. Con un ulteriore sforzo, immaginate di fantasticare su quelle copertine, di rigirarvele tra le mani, di sentirvi in una posizione privilegiata perché voi, tra tutti i crate-diggers sospettosi che si aggirano per i flea market, siete gli unici ad aver scoperto quel piccolo tesoro. Infine, immaginate il vostro stupore quando provate a tirare fuori il disco dalla cover e scoprite che non c’è traccia di vinile, ma solo di un cartoncino a forma di LP, con i solchi disegnati a mano, il tondino in mezzo curato alla perfezione — così come erano curati i dettagli delle copertine, le liner notes, il numero di catalogo. Avete in mano la discografia completa di Mingering Mike — uno dei casi più famosi di un cantante che non esiste — , vi chiamate Dori Hadar e siete un investigatore privato con il pallino dei dischi in vinile e della soul music.

Undici anni dopo questa scoperta addirittura lo Smithsonian di Washington avrebbe organizzato una mostra su Mingering Mike. La storia di Dori Hadar, di Mingering Mike e della mostra è raccontata magistralmente da Jon Ronson in un lungo articololongform direbbero quelli che ne capiscono — sul Guardian. Dove — ve lo propongo a mo’ di antipasto — si legge:

Inizialmente Mike si concentrò sull’artwork delle copertine, ma suo cugino gli fece notare che sarebbero state troppo deboli senza un disco dentro, così aggiunse i dischi di cartoncino, disegnando i solchi con una matita e un compasso. Controllava sempre minuziosamente che i solchi che dividevano una traccia dall’altra corrispondessero al numero di canzoni che aveva scritto sulla copertina. I dischi in vinile «tendono ad avere una durata tra i 38 e i 43 minuti», spiega Mike, così calcolava quanto sarebbero durate le sue canzoni immaginarie, e si premurava di rimanere entro quel limite.