Ruzzle nella campagna elettorale.

Ruzzle, la versione moderna dello Scarabeo, è il talk of the town degli ultimi due giorni. Complici i media che hanno parlato del suo exploit in modo massiccio, sembra essere entrato pesantemente anche nella campagna elettorale italiana.

Due sono gli spot che girano e che hanno questo social-game come protagonista assoluto: uno di Sel e l’altro del Partito Democratico. D’altronde, chi più della sinistra è sempre stato in grado di arruffianare i gusti dei più giovani? Nessuno, anche se fa nulla se i tempi sono cambiati e oggi c’è meno voglia di vedere anche un app telefonica strumentalizzata in chiave politica.

Comunque, due spot. Nel primo, quello del partito di Vendola, 30 dei 45 secondi di durata totale sono utilizzati per elencare i nomi dei leader politici genericamente “di destra”: da Berlusconi a Monti passando per Fini e anche per quel Casini che di Vendola sembra essere il nemico (politico) numero uno, dato che con il suo celebre doppiogiochismo sta cercando di ipotecarsi il suo bel ruolo di sponda politica del Pd al senato.

La logica che sottosta a questo spot è quanto di più incomprensibile possa esserci. Al di là dello strizzare l’occhio ad un giochino accativante, al suo interno ci sono tutti i motivi per cui la sinistra fa fatica a imporsi nella campagna elettorale: anziché parlare di essa, perde più della metà del tempo a disposizione a parlare degli altri, quelli che sarebbero i suoi avversari, avvitandosi in una logica di comunicazione suicida.

Nel secondo spot, il partito di Bersani la mette più sulle spicce: in un ipotetico confronto tra il leader del Pd e Berlusconi, il primo vince sul secondo con il termine “diritti”, a quanto pare determinante nelle differenze tra i due schieramenti.

Ruzzle_pd

Qui la pochezza dello spot si nota ancora di più: la sfida è ridotta a due e incentrata sulle parole chiave con le quali il Pd dovrebbe vincere le elezioni. L’impressione che ne deriva è quella di un rincorrere l’altro spot per non sfigurare. Cioè il peggio che possa capitare: si copia un’idea e, la maggior parte delle volte, la si copia anche male.