Il restringimento dello sguardo

foto via Flickr
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BusinessWeek ha appena reso noti i dati di una ricerca condotta da Flurry Analytics e Comscore, secondo la quale negli Stati Uniti le persone passano più tempo davanti ai tablet e agli smartphone che davanti alla televisione (compresi i suoi giovani eredi: le smart tv). Rispettivamente 177 contro 168 minuti. Certo, il tempo che trascorso davanti al telefono o alla tavoletta non comprende solo la fruizione dei video: con un iPad si possono fruire molti altri contenuti, come la navigazione in internet, i social network e tutto il microcosmo di applicazioni e giochi. Tuttavia la ricerca è indicativa di una tendenza e, con ogni probabilità, nei prossimi anni sarà più diffuso il guardare film su tablet anziché al cinema o in televisione (cosa che in alcune fasce d’età potrebbe già avvenire).

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La tavoletta della discriminazione.

Sono d’accordo con Roberto Maroni: l’idea del ministro dell’istruzione Profumo di donare un tablet a tutti gli insegnanti del Sud è una boutade, per giunta discriminatoria. Certo, il punto di vista di Maroni cambia un po’ — e ritorna ad essere il solito refrain — quando aggiunge che è discriminatoria “per il Nord”. Forse ha ragione, anche se credo di più al contrario. E comunque a me sta sulle palle il discriminatorio in generale, che sia nei confronti di una o dell’altra parte m’interessa meno. Ci arriverò.

Innanzitutto, l’idea è inutile: perché mai gli insegnanti del Sud dovrebbero avere un tablet? E, soprattutto, dica il ministro qual’è — se esiste — la relazione tra il tablet e il miglioramento della qualità scolastica. Tutti sanno che i problemi dell’istruzione al Sud non riguardano la mancanza di tablet ma, nell’ordine: l’alto tasso di abbandono della scuola, che va di pari passo con le situazioni disagiate e/o l’infiltrazione della criminalità organizzata che cerca, proprio negli studenti, nuovi adpeti; la qualità dell’insegnamento, statisticamente più bassa rispetto alle altre regioni d’italia; la matematica, che nessuno studente sembra voler imparare (anche al Nord, se è per questo, ma in proporzione minore). Ne parla molto bene  sul Corriere della Sera [14.09.2012, p.1] anche Giovanni Belardelli. Pensare di risolvere questi problemi, che sono vecchi e ben radicati, facendo un’iniziezione (per altro modesta) di tecnologia negli insegnanti, è miopia.

Arriviamo alla (mezza) ragione di Maroni. Lui dice che l’idea di Profumo discrimina il Nord. Io penso esattamente il contrario: discrimina il Sud. Perché l’oggetto della discriminazione non è il tablet, ma la presunzione che gli insegnanti del Sud siano tutti (perché un’azione del genere porta alla generalizzazione) culturalmente/tecnologicamente/umanamente più arretrati di quelli del Nord, e perciò si fa loro gentile omaggio di un tablet. Per incentivarli con la scusa dello sviluppo tecnologico.